L'Aquila 9 apr – Riceviamo e pubblichiamo: "Ad un anno dal terremoto in Abruzzo, il 10 ed 11 aprile l’Istituto Zooprofilattico di Teramo e l’Anmvi organizzano a Montesilvano (Pe) un convegno intitolato: “la veterinaria nelle emergenze” con lo scopo di fare il punto della lezione appresa.Un programma ambizioso al sito http://www.izs.it/IZS/. Tra i relatori figurano il Dott. Bertolaso, il Responsabile funzione Sanità Dott. Squarcione (ora sostituito), il Direttore dell’Istituto Zooprofilattico e, tra le autorità invitate, il Presidente Berlusconi e Gianni Letta".
"Ma – dichiarano i promotori del Comitato Trasparenza Terremoto- non figurano gli operativi, coloro che sul campo hanno gestito degli importantissimi Presidi. Avremmo voluto sentire le relazioni ed i suggerimenti dei veterinari della Croce Rossa, dell’Università di Teramo, della Regione Emilia Romagna, del Comune di Roma. Così come quelle delle associazioni animaliste di tutta Italia che- occorre dirlo- si sono sostituite, dal punto di vista dell’approvvigionamento di beni, a funzioni specifiche dei COM, comprando ed inviando per mesi a proprie spese cibo e farmaci di prima necessità.
Come raggiungere lo scopo del convegno inerente ad un aperto confronto? Lecito sostenere che, in mancanza delle relazioni degli operativi, le conclusioni, come minimo, non potranno che essere parziali. Ma non crediamo che la scelta sia dipesa dalla volontà di evitare critiche perché è opinione diffusa che qualcosa non abbia funzionato in questa gestione emergenziale della veterinaria. Meno semplice capirne le ragioni.
Ma facciamo un passo indietro: da un comunicato stampa si apprende che il Prof Vincenzo Caporale, Direttore dello Zooprofilattico di Teramo, viene incaricato l'11 aprile di coordinare tutta la veterinaria d’emergenza all’Aquila. E’ la prima volta in Italia che viene istituita una Unità di Crisi dedicata. A sottolinearne l’importanza, l’incarico arriva direttamente dal Dott. Bertolaso. Che però non lo affida al veterinario della Protezione Civile che aveva redatto nel 2002 dopo il terremoto dell’Irpinia e delle Marche “le linee guida delle emergenze veterinarie non epidemiche”, che tenevano conto dell’esperienza acquisita. L’incarico è esterno. Tra le importanti mansioni di Caporale: garantire la salubrità degli alimenti nelle tendopoli, ripristinare il comparto zootecnico e tutelare il benessere degli animali. Per quale arcana ragione le linee guida vengono ignorate? E la convenzione secretata? Ad oggi nessuno sa quanti soldi la Protezione Civile abbia dato per questo incarico, in cosa consisteva l’intervento, quante persone sono state pagate per occuparsene. Che soldi e convenzione ci siano stati è un dato certo. Meno chiaro in cosa consistesse il coordinamento centrale. Il 17 aprile 2009 dopo avere portato, come altre centinaia di persone, cibo, farmaci, beni di prima necessità da ogni parte d'Italia alla Asl dell’Aquila, sono andata in Dicomac a segnalare che la situazione era drammatica. Mancava ancora tutto e gli operatori non avevano nemmeno il tempo di dormire. La risposta è stata: “non ci risulta”. Ho deciso di insistere, rimanendo attiva per 3 mesi e, nel salire la scala gerarchica segnalando le necessità e le criticità che aumentavano, ricevevo in cambio incomprensibili silenzi. Anche dal Dott. Squarcione che oggi figura tra i relatori. Alle difficoltà si aggiungeva la poca trasparenza. Ho così approfondito l’argomento, scoprendo che per i volontari della emergenza veterinaria non erano state previste tutte le tutele normalmente previste per quelli di Protezione Civile e sancite dal DPR 194/2001.
Non c’erano turni da sabato a sabato con un diretto responsabile, copertura assicurativa obbligatoria per legge o permessi lavorativi (per stare all’Aquila bisognava prendere le ferie), nessuna diaria o rimborsi spesa. Come conseguenza, il personale in loco era insufficiente e pochi han dovuto gestire un sovraccarico tremendo di lavoro, anche se ovunque si legge che una buona pianificazione non produce “eroi soli”, ma prevede lavoro di squadra ed il turn- over degli operatori.
Per la veterinaria non c’era il coordinamento degli operativi o una pianificazione delle risorse umane. Ognuno agiva di propria iniziativa, senza sapere cosa facessero gli altri. C’era chi cercava di seguire dei protocolli, chi prelevava animali senza accertarsi che avessero un padrone, chi li inviava fuori regione (pare ne siano stati inviati oltre 1000), chi nelle tendopoli ha dovuto tenere per un mese 5 cani in auto perché nessuno costruiva un semplice recinto. Nessuna squadra veterinaria per coprire il territorio del cratere, per dare assistenza nei paesi dove gli animali si aggiravano affamati, trovando solo macerie. Ma la carenza più importante – dal punto di vista organizzativo – è stata senz’altro la questione dell’approvvigionamento dei beni. I Presidi veterinari si sono organizzati in autonomia. Gli attivisti pure, ricorrendo ad appelli privati via web. Animalisti di tutta Italia hanno ricevuto, attraverso mailing list, per oltre 10 mesi, oltre 300 richieste di soldi su postepay personali, cibo, farmaci, ricoveri, beni di ogni genere che sul posto la dirigenza non forniva. Come risultato, centinaia di cittadini ed associazioni di ogni dove, hanno inviato detti beni a proprie spese ignorando ci fosse un incarico Ufficiale e sopperendo al vuoto Istituzionale.
Una gestione così frammentata non poteva che alimentare il caos che, a sua volta, ha generato feroci litigi tra volontari ed anche accuse di ruberie reciproche. I delegati incaricati non sono intervenuti nemmeno quando ho segnalato che rischiavano di finire aditi per le vie legali.
Lecito chiedersi, innanzitutto in cosa consistesse il coordinamento centrale e, in secondo luogo, perché non funzionasse.
Ecco perché il 23 ottobre ho raccolto tutto il materiale in un dossier, comprese le tante manifestazioni di scontento, e l’ho inviato a Bertolaso e per conoscenza all’Anmvi.
La Protezione Civile ha confermato che le associazioni di volontariato iscritte nei registri avrebbero diritto ai rimborsi spesa, ma ad oggi si attende di sapere chi sia stato accreditato.
Nel frattempo ci siamo costituiti in un Comitato e riteniamo che detto convegno sia l’occasione per fare chiarezza su tutti questi punti critici.
Ecco perché mettiamo a disposizione l’indirizzo trasparenzaterremoto@gmail. L’idea è estendere le adesioni con la finalità di chiedere trasparenza, a partire dalla convenzione firmata e dalle mansioni. Ma anche e soprattutto in merito ai soldi ricevuti ed al loro utilizzo, visto che noi – privatamente- ne abbiamo spesi tanti".
Roberta Clerici - tra le promotrici del Comitato Trasparenza Terremoto